Partiamo da un concetto fondamentale che ci deriva da molteplici conoscenze scientifiche di fisiologia e di biologia generale, che afferma che in natura la forma e la funzione sono strettamente interdipendenti.
Per avere una funzione deve esserci una forma adeguata, questo in natura si vede ovunque. I pesci hanno le pinne perchè le pinne sono il miglior arto per muoversi nell’acqua, gli uccelli hanno le ali. Ogni specifica necessità ha sviluppato la forma adeguata.
La forma, intesa come morfologia, del ghepardo è diversa da quella del leone e infatti questi due felini si muovono e cacciano (funzionano) in maniera diversa
La forma, intesa come morfologia, del ghepardo è diversa da quella del leone e infatti questi due felini si muovono e cacciano funzionano in maniera diversa.
Tornando agli esseri umani sappiamo tutti che un corpo allenato che funziona ,potremmo dire che iperfunziona, è diverso da quello di uno sedentario.
Inoltre anche il tipo di allenamento sportivo influisce sulla forma morfologia. L’aspetto fisico di un maratoneta è diverso da quello del pesista.
Quindi la forma e la funzione sono universalmente collegate.
A questo punto è normale che la bocca con le sue funzioni risponda a queste regole.
Quando guardiamo una bocca se c’è qualcosa che non va nella sua forma scopriamo che c’è anche qualcosa che non va nella sua funzione .
Per molti anni l’ortodonzia si è fermata ad una diagnosi morfologica cioè della sola forma delle mal occlusioni.
La terapia, meccanica, si adoperava per modificare la forma, la dimensione e la posizione delle arcate dentarie.
Oggi abbiamo capito di dover intervenire anche sulle funzioni alterate, infatti il solo trattamento meccanico non garantisce la stabilità nel tempo.
Una volta tolto l’app. ortodontico, se continuano a persistere le cause che hanno generato il problema il problema si ripresenta.
Attualmente usiamo una nuova generazione di apparecchi che agiscono anche sulle cause oltre che sugli effetti. In questo modo i tratta menti sono più mirati ed efficaci.
Questi presidi terapeutici per la loro forma e il loro posizionamento nel cavo orale possono essere usati se c’è l’indicazione anche contemporaneamente al lavoro delle LOGOPEDISTE e le due terapie si potenziano a vicenda
La combinazione del ciclo di rieducazione funzionale guidato dalla Logopedista seguito o intergrato da questi nuovi attivatori morfofunzionali è ciò che allo stato attuale da i migliori risultati
La protagonista principale nelle dinamiche dello sviluppo della bocca è la LINGUA ,che con la sua posizione e i suoi movimenti influenza la forma delle arcate e la posizione dei denti
Gli apparecchi ortodontici classici pur essendo efficaci nel correggere meccanicamente tutte e contrazioni del palato, si disinteressano della funzione della lingua

Nei casi di palato ristretto secondari a malfunzionamento linguale ,come le deglutizioni infantili , o nelle terze classi con lingua grande e posizionata in basso questo tipo di apparecchi hanno una azione meccanica utile alla correzione del problema dentale , ma peggiorano la dinamica e la posizione della lingua. Non possono essere usati contemporaneamente alla Logopedia e quindi non lavono in sinergia con la rieducazione funzionale.
La mancanza di sinerìgia si traduce in un lavoro più complesso per la Logopedista e in un risultato incerto.
Le correzioni ottenute con questi tipi di apparecchi sono meno stabili nel tempo.
Nei casi presentati sotto sono stati utilizzati attivatori Morfofunzionali che combinano una azione meccanica con una induzione al riposizionamento linguale corretto. I risultatai ottenuti in questo modo sono veloci e stabili nel tempo. L’eventuale rieducazione funzionale non viene disturbata da ingombri dello spazio necessario al corretto funzionamento linguale.
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Bimbo di 8 anni in dentizione mistacon iversione degli incisivi, trattato per 1,5 anni con Attivatore Morfofunzionale per Terze Classi.

Il risultato ottenuto permette di riposizionare e togliere dal trauma occlusale gli incisivi. Ciò determina il ripristino di un armonico sviluppo delle arcate dentarie. Senza questo tipo di intervento la mandibola avrebbe avuto una crescita eccessiva e i per denti anteriori sarebbero aumentati i rischi di traumi parodontali e usure asimmetriche dei margini incisali.
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Il caso di sopra è stato trattato con l’uso di un attivatore morfofunzionale per un periodo di 1,5 anni La terapia mediante tale ausilio permette di agire sulla lingua indirizzandola correttamente sul palato e di attivare la crescita della mandibola mediante un morso di costruzione avanzato. E’ anche possibile applicare una trazione extra orale per contrastare la protrusione del mascellare superiore.
Dopo 1,5 anni di terapia la situazione è quella delle foto qui sotto.

3
Altro caso di terza Classe non ancora terminato ,con evidenti risultati positivi


Il miglioramento ottenuto in 11 mesi di trattamento dipendono dalla azione coordinata della terapia morfofunzionale di indirizzo della posizione linguale e della deglutizione e dalle forze meccaniche espresse dall’ attivatore MORFOFUNZIONALE.
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Paziente di 10 anni con una malocclusione di Seconda classe prima divisione . Sono evidenti i segni di una deglutizione infantile e della interposizione linguale durante la deglutizione che hanno determinato la situazione visibile nelle foto di sx.








IL trattamento ortodontico è stato diviso in due fasi . La prima fase di circa due anni durante il periodo di permuta (cambio da denti da latte a denti permanenti) è stata eseguita mediante attivatore morfofunzionale , un dispositivo mobile da portare nel cavo orale durante le ore notturne. L’azione di tale presidio è duplice, unisce l’azione di allargamento meccanico del palato che si somma all’azione dell’arco vestibolare superiore e l’attivazione in protrusione della mandibola, ad una importante azione sulla postura della lingua e sul movimento della stessa durante la deglutizione. Tale combinazione di azioni determina una azione sinergica che oltre a ottenere ottimi risultati ,che difficilmente sono ottenibili in fase di dentizione mista, contribuiscono al miglioramento della deglutizione atipica e quindi avranno effetti positivi anche sulla stabilità del fine trattamento. La seconda fase si esegue con trattamento fisso multibrakets che perfeziona l’occlusione e l’estetica finale come è visibile nella fotografie di destra. LA STABIITA NEL TEMPO E UN RISULTATO ESTETICO STABILE NON E’ RAGGIUNGIBILE SE NON SI CORREGGONO ANCHE LE ALTERAZIONI DELLA FUNZIONE Le foto sotto del controllo a 3 anni si evidenzia una stabilizzazione verticale anche anteriore che dimostra che anche dal punto di vista funzionale la bocca nell’insieme ha trovato un equilibrio . SE LA FUNZIONE E’ CORRETTA LA FORMA E’ CORRETTA E SOPRATTUTTO STABILE

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Il paziente del caso seguente è un paziente adulto che ha mantenuto una deglutizione infantile e una respirazione nasale non ottimale .
La situazione è tipica di molti casi dell’età pediatrica come il caso illustrato precedentemente al punto2.
Nella terza coppia di foto a partire dall’alto è visibie nell’immagine di sx la posizione della lingua che si infila fra i denti anteriori delle due arcate. Questo tipo di interposizione avviene in tutti gli atti di deglutizione e la spinta necessaria, per avere la pressione utile a far procedere il contenuto della bocca verso la gola (fatinge..esofago…), in questi pazienti avviene a livello denti anteriori invece di avvenire correttamente nel palato
Questo paziente è particolarmente interessante perché ci permette di vedere come evolve solitamente una malocclusione , con origine disfunzionale (deglutizione infantile)se non trattata correttamente in particolare se non viene ripristinata una corretta dinamica della lingua a dei muscoli masticatori.
Gli effetti tipici sono la protrusione (sporgenza) dei denti anteriori ,soprattutto superiori e la forma del palato ristretta trasversalmente e allungata anteriormente. La contrazione del palato si vede anche nella foto frontale dei denti a livello dei molari di dx dove abbiamo un morso inverso (il molare inferiore che aggancia dall’esterno quello sup) che è uno dei tipici problemi occlusali che danneggiano sia i denti che la masticazione (problemi gnatologici >> problemi atricolazione temporomandibolare > emicranie ,cervicali….).
Il mancato contatto fra i denti superiori e quelli inferiori nella zona anteriore oltre al problema estetico contribuisce ad aggravare il problema in quanto viene a mancare la funzione di guida degli elementi anteriori (guida canina e guida incisiva) che è fondamentale per la corretta masticazione e per limitare i problemi gnatoltogici.








Il trattamento in questo caso essendo il paziente adulto parte con un apparecchio fisso e l’estrazione del primo molare sup destro già compromesso da carie e da morso inverso traumatico .Lo spazio della estrazione viene chiuso ed usato per ripristinare la corretta occlusione (ingranaggio) del denti del settore dx.
Il risultato è evidente nelle foto di dx .
Il problema fondamentale da affrontare una volta finita la fase del trattamento fisso è la fase di contenzione. In questo caso i bloccaggi fissi (visibili dietro i denti anteriori sia superiori che inferiori nelle foto )non soso suffinenti.
Il problema principale che ha determinato e mantenuto la situazione in cui si trovava il paziente a inizio trattamento ,la spinta della lingua e la deglutizione infantile, sono ancora presenti e capaci di compromettere il risultato ottenuto .
Data l’età del paziente e la impossibilità di intraprendere un ciclo di lavoro con l’Ortofonista abbiamo optato per un regolatore morfofunzionale natturno che andasse ad occupare gli spazi in cui la lingua non deve agire e che la indirizzasse passivamente nella posizione corretta.
Tale apparecchio nel tempo (diversi anni) determina passivamente e unitamente alla sensibilità del paziente ,che comincia a percepire la posizione corretta della lingua, un miglioramento e una stabilizzazione della situazione nel suo complesso
Durante i controlli di fine cura il successo è determinato dal contatto fra i denti anteriori delle due arcate.
La sospensione graduale e la verifica dell’occlusione sono l’unica garanzia della stabilità nel tempo
NEI BAMBINI 1) FUNZINALE /E /O LOGOPEDIA 2) ORTODONZIA FISSA 3) EVENTUALE CONTENZIONE /FUNZIONALE
NEGLI ADULTI 1) ORTODONZIA FISSA 2) CONTENZIONE FUNZIONALE
QUELLO CHE E’ NECESSARIO, SE NON PUO’ ESSERE FATTO PRIMA, LO SI FA DOPO
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Paziente adulta, 24 anni, ritrattata per recidiva di seconda classe morso aperto disfunzionale. Questo caso è la conferma di quanto detto per i casi illustrati sopra .
La paziente racconta di essersi già sottoposta ad un trattamento multibande presso uno studio noto e molto quotato di uno specialista in ortodonzia di una città vicina e ricorda anche che il risultato era stato buono.
Dalla visita si vedeva una arcata inferiore perfettamente allineata e con bloccaggio rigido da canino e canino che aveva mantenuto in ottime condizioni l’allineamento.
Nell’arcata superiore era ancora presente un bloccaggio sugli incisivi fatto con un filo intrecciato che nel tempo aveva ceduto e permesso una recidiva evidente e con diastemi percepiti dalla paziente come in problema.
La paziente inoltre raccontava che le era stata consegnata anche una placca superiore di contenzione che lei aveva portato per pochi mesi.
La forma del palato era allungata sagittalmente e ristretta trasversalmente soprattutto a livello dei premolari.
Era evidente la differenza fra l’arcata inferiore ancora quasi perfetta e quella superiore completamente recidivata .
Quello che risulta evidente è che anche un trattamento ortodontico buono con una contenzione quasi ottimale (il filo intrecciato nel bloccaggio superiore non mi sembra la scelta migliore) se permangono le condizioni funzionali iniziali la recidiva è inevitabile.
ANCHE IN QUESTO CASO LA FUNZIONE SCORRETTA DETERMINA LA FORMA SBAGIATA SIA DAL PUNTO DI VISTA
ESTETICO CHE GNATOLOGICO CON CIO’ CHE NE CONSEGUE.
Paziente adulta, 24 anni, ritrattata per recidiva di seconda classe morso aperto disfunzionale. Questo caso è la conferma di quanto detto per i casi illustrati sopra .
La paziente racconta di essersi già sottoposta ad un trattamento multibande presso uno studio noto e molto quotato di uno specialista in ortodonzia di una città vicina e ricorda anche che il risultato era stato buono.
Dalla visita si vedeva una arcata inferiore perfettamente allineata e con bloccaggio rigido da canino e canino che aveva mantenuto in ottime condizioni l’allineamento.
Nell’arcata superiore era ancora presente un bloccaggio sugli incisivi fatto con un filo intrecciato che nel tempo aveva ceduto e permesso una recidiva evidente e con diastemi percepiti dalla paziente come in problema.
La paziente inoltre raccontava che le era stata consegnata anche una placca superiore di contenzione che lei aveva portato per pochi mesi.
La forma del palato era allungata sagittalmente e ristretta trasversalmente soprattutto a livello dei premolari.
Era evidente la differenza fra l’arcata inferiore ancora quasi perfetta e quella superiore completamente recidivata .
Quello che risulta evidente è che anche un trattamento ortodontico buono con una contenzione quasi ottimale (il filo intrecciato nel bloccaggio superiore non mi sembra la scelta migliore) se permangono le condizioni funzionali iniziali la recidiva è inevitabile.
ANCHE IN QUESTO CASO LA FUNZIONE SCORRETTA DETERMINA LA FORMA SBAGIATA SIA DAL PUNTO DI VISTA
ESTETICO CHE GNATOLOGICO CON CIO’ CHE NE CONSEGUE.







Dopo avere spiegato alla paziente il motivo principale della recidiva è stato proposto un altro trattamento multibande della durata 2anni con bk estetici con la promessa che avrebbe diligentemente portato una contenzione notturna funzionale per un periodo di tempo sufficiente a ricondizionare i movimenti della lingua.
SITI PER APPROFONDIRE LE TEMATICHE TRATTATE IN QUESTA SEZIONE
https://www.smofitalia.it/wp-content/uploads/documento_SIDO_siglare_OK.pdf
https://m.facebook.com/FederazioneLogopedistiItaliani/
https://www.ospedalebambinogesu.it/logopedia-cos-e-e-quando-serve-89799/